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Staff

Growing Up

A cura di Fabiana Farina

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sei un emergente? Hai la necessità di farti "sentire"? 

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 RACCONTANDO VINNIE VIN

 Nonostante la tecnologia non ci venisse incontro, dopo connessioni di ogni genere, riesco a fare due chiacchiere con Vinnie Vin e unire Bologna – Salerno.

 Nel 2012 prende forma il suo nuovo progetto, L’altra parte di me, in collaborazione con gli Heaven and Hell – gruppo dalle molteplici personalità in contrasto e che rispecchiano un po' il carattere di Vinnie.

 Otto brani ed una sequenza particolarmente ben ragionata sono il risultato finale!

 Vinnie cresce nella fine degli anni ‘80 con una grande passione per i Kiss e per la musica, direi.

Trascorre le sue estati nel negozio di strumenti musicali degli zii con la scuola di Lucio Battisti, Lucio Dalla, Vasco Rossi.

 La passione lo porta ad una delle realizzazioni più importanti, il tributo a Sean Delaney “I can’t stop the rain”; il brano rimane in classifica un mese e mezzo su un circuito radiofonico di 80 radio. Non manca poi l’ep dedicato ai Kiss, 4 tracce ed un inedito dedicato alla mamma persa un anno prima.

 E dalle nota alle parole crea il libro “Il segreto dell’Orchidea”. Il sogno più grande di Vinnie, dall’animo rock ma allo stesso tempo romantico è creare una colonna sonora per trasformare il suo libro in un musical.

 

 

 

VIBRAZIONI ROCK, I TENAX!

Come nascono i Tenax e quali sono le influenze musicali del trio?

 

I TENAX∞ nascono nell’autunno 2000, da un idea di Alessio Pacifici, cantante ed autore dei testi (in italiano), una storia musicale proseguita attraverso diversi momenti di passaggio e tanta esperienza live, che hanno consentito di sperimentare le varie sfaccettature del Rock classico, fino al 2008 con l’ingresso del mio attuale socio, grande Amico, un fratello acquisito, il poliedrico chitarrista e compositore Emanuel Prina che sposta il sound nettamente sull’Hard Rock, a tratti anche con sfumature Blues e Heavy Metal, senza mai per perdere di vista la melodia. La line up prevede anche il carismatico e stiloso Gigi “Gix” Corbetta alla batteria, per quanto   riguarda il basso e la seconda chitarra per i live vengono precettati amici musicisti.

Tra le varie influenze musicali annoveriamo i Guns, gli Aerosmith, i Queen, ma i veri padri ispiratori coloro che hanno sdoganato l’Hard Rock in Italia (dopo la New Wave) ossia i Litfiba, grande rispetto e stima per loro.  

 

Il sound rock nel panorama italiano, sensazioni e difficoltà dal 2000 ad oggi.

 

A questa domanda rispondiamo collegandoci all’ultima riga della precedente, in Italia degni di questo genere includiamo i Litfiba, altre band comunque meritevoli di nota, chi per attitudini chi per i testi impegnati, diciamo Negrita e Afterhours.

Per quanto riguarda invece le sensazioni che abbiamo è che il mainstream impone certe sonorità pop e contenuti melensi, sdolcinati e qualunquistici, tutti progetti fatti con lo stampino e crediamo anche che questa omologazione porterà, prima o poi, il mercato a saturarsi, la Musica è Cultura e non “telebusiness”, si tornerà quindi a dar spazio alla Musica di spessore.

 

Esce a maggio l'Ep Tenax distribuito da (R)esisto. Parlateci di Vivo Libero

 

Vivo libero è puro Hard Rock, sound aggressivo, un ritmo incalzante che ti fa ballare dalla prima all’ultima nota (e se sei seduto ti fa battere il piede senza sosta), brano contro pregiudizi e arroganza attitudini che spesso portano a gratuita malvagità e violenza in tutte le sue forme. Un vero grido di Libertà che rivendica rispetto e conoscenza che dovrebbero essere le basi per una pacifica convivenza tra le persone. Il video, nella parte finale, è un tributo a tutte quelle Persone dalla grande personalità che hanno contribuito, anche al costo della vita, ad elevare concetti come la libertà e la pace per l’umanità.

 

 

Non tralasciamo Gogna, Club 27  e Virtual Love.. come nascono testi ed arrangiamenti?

 

Gogna è un altro brano Hard Rock, dai bpm più rallentati, ma con un’attitudine e un impatto sempre deciso, è una presa di posizione contro i talent show, la Musica per noi è Cultura, sapere, esperienza e dura gavetta on the road, invece con questa gogna mediatica stanno drogando la purezza della Musica, “L’arte non si svende con una ghigliottina”. Club27 è un omaggio agli artisti che hanno fatto la Storia della Musica, ma nello stesso tempo il messaggio che si vuole dare è una condanna agli eccessi e alla vita dissoluta che hanno portato alla distruzione questi “mostri sacri” del passato, concetto, purtroppo, ancora attuale. Virtual Love descrive la vuota solitudine delle anime perse che si nascondono dietro le chat line perdendo così di vista i reali contatti umani e i rapporti sociali.Il metodo compositivo è quasi sempre lo stesso, si parte da una idea, un titolo, una bozza di testo, spiego l’argomento a Manuel e gli chiedo in base alle tematiche di comporre un motivo musicale che rispecchi l’intento (sound grintoso, energico, cupo, drammatico, ironico, ecc.) e lui lo realizza esattamente come lo desideravo, si trova una melodia, completo il testo ed ecco che i giochi sono fatti, questa è un’alchimia che in pochi hanno.

 

 

Progetti futuri (per esempio un Lp)?

 

Nei progetti futuri annoveriamo sicuramente la composizione e la pubblicazione di un album intero, il materiale, le idee e le tematiche non mancano e nell’immediato promuovere l’ep TENAX∞ con attività live a partire dal prossimo autunno.

 

Buon ascolto dall’energia rock!

 

 

NELLO SPAZIO PIU' NERO, IL LATO INTROSPETTIVO DEGLI ATLANTE

Intenta a rovistare tra nuove note, in cerca di un po' di ispirazione, mi capita sottomano (anzi sottoschermo) un video pubblicato di recente da una giovane band torinese, gli Atlante.

Composto da Andrea (basso e seconda voce), Claudio (cantante e chitarrista), Stefano (batteria), gli Atlante nascono da una grande passione per la musica che li accompagna fin da piccoli.

Tutti e tre sono impegnati in progetti con gruppi diversi (e con altri strumenti!) fino ad un anno e mezzo fa quando decidono di formare gli Atlante, ricordando le sonorità un po grunge con un tocco pop alternative.

Ecco cosa hanno da raccontarci:

 

Qual è la traccia più importante dell’Ep “Nello Spazio più Nero” e perché?

 

 

Il pezzo più importante del disco è Diciannove, rappresenta per noi il mettersi in gioco. Scritta da Claudio, è l’ultima traccia della lista ma prima ad essere stata composta; oltre ad essere il primo singolo uscito è anche il primo tentativo di approccio con il pubblico presentando un progetto di questo genere.

Diciannove è stata la prima canzone ad essere registrata, in un periodo distaccato rispetto altre altre, le sonorità infatti sono differenti dal resto dell’Ep.

Diciannove è la nostra prima canzone insieme, il nostro modo di entrare in scena, la nostra partenza.

 

 

Un commento su “Faccia”, secondo video estratto dal vostro Ep.

 

Il testo di Faccia (scritto da Claudio) nasce dalla consapevolezza che per scoprire meglio se stessi bisogna stare con gli altri, in una visione particolare.

Quando si sta a contatto con le altre persone - a maggior ragione se si tratta solo di conoscenti e non amici stretti - si indossa una maschera e mostri, in realtà, delle parti di te stesso che non avresti mai scoperto da solo. Per questo la frase finale “grazie agli altri se sai chi sei, se sai dove vai, se sai cosa vuoi”, concetto base della canzone. Secondo noi è una bellissima interpretazione delle cose, uno dei testi più impegnativi del disco e ha una struttura particolare: si tratta solo di 4 strofe senza ritornello. Nelle 4 strofe cambia sempre il soggetto, iniziando da “Non ho più una faccia” (io), passa a “non hai più una faccia” (tu), “non ha più una faccia” (egli) e si conclude con “guardiamoci in faccia” (noi) nell’ultima strofa.

Ci sarebbero molte altre cose da dire ma le cose più importanti di Faccia sono queste.

 

 

Cos’ha comportato arrivare a “Nello spazio più nero”? Quali sono state le sensazioni/emozioni (positive e negative) vissute fino ad oggi?

 

 

Il nostro primo Ep ha portato tantissime emozioni positive e ha fatto si che noi ci unissimo molto di più. Siamo tre persone che vivono in tre contesti completamente differenti, frequentiamo persone diverse e ci piacciono generi diversi.

Il disco ha portato una forte unione tra noi, facendo capire il modo diverso di lavorare di ognuno di noi. In particolare la scelta della copertina è stata molto difficile (abbiamo tre teste diverse!), ma alla fine siamo tutti soddisfatti. In generale il disco è stato un gran bel lavoro ma arduo ed impegnativo.

 

 

Qual è stato il live più importante della band?

 

I live più importanti in realtà sono 2.

Il primo è stato il Release Party dove abbiamo presentato il nostro lavoro, inoltre, è stato il primo momento in cui il pubblico è venuto apposta per noi e la band di punta eravamo noi. È stata la prima volta in cui ci siamo messi in gioco del tutto per organizzare una serata.

La seconda data più importante è avvenuta il 6 Maggio dove ci siamo confrontati con più di 500 persone aprendo il concerto agli Eugenio in Via Di Gioia. Il riscontro con tutte quelle persone è stato positivo ed è stata anche una sfida personale dovendo riarrangiare le canzoni in una chiave più acustica e melodica rispetto al nostro solito modo di suonare da power trio; il genere degli Eugenio in Via Di Gioia è molto più leggero e dovevamo essere apprezzati da chi li ascolta. Alla fine è stata una grande vittoria!

 

 

Domanda (direi scontata) per concludere, quali sono i vostri progetti futuri?

 

 

Prima dell’estate uscirà una sorpresa (non possiamo svelare il segreto - aspettate giugno!).

Torneremo in studio per l’inverno per il primo e vero album, sarà impegnativo ma ci metteremo anima e corpo in modo che ci rappresenti alla perfezione, rimanendo impresso.

Per quanto riguarda i live suoneremo a breve con i Pinguini Tattici Nucleari e i Monaci del Surf all’Alingana Fest; non mancheremo poi a numerosi festival estivi.

 

 

 

La chiacchierata finisce e alla fine questo lato interiore a me piace. Non mi resta che augurarvi un buon ascolto con la canzone “Faccia” (perché no anche l’Ep “Nello Spazio più Nero) degli Atlante!

 

 

 

 

 DIVERTENTE E MALINCONICO, SEMPLICEMENTE LEONARDO ANGELUCCI

 

 

Leonardo Angelucci ha la musica nel sangue e nel cuore. Si sente.

L’artista romano racconta Contemporaneamente, primo singolo estratto dall’omonimo Ep uscito ad aprile, dopo un lungo lavoro. Tra parole malinconiche, momenti turbolenti e ansiogeni della sua vita, non mancano autoironia e attimi di divertimento.

 

Quanto ha influito la verve musicale familiare sul tuo percorso artistico?

 

Tantissimo, ho iniziato a suonare la chitarra per imitare mio padre ed i miei parenti, ho uno zio tastierista e uno batterista. Le cene di Natale, i compleanni, le ricorrenze si trasformavano in una jam session in famiglia.

Ho sempre avuto dentro la voglia di fare musica, ho imbracciato la chitarra e i primi accordi me li hanno insegnati proprio i miei genitori; ho intrapreso poi un percorso di studi con diversi maestri.

 

Cosa è cambiato musicalmente e personalmente dai Black Butterfly a Leonardo Angelucci?

 

Molte cose, molti mondi. I Black Butterfly sono un concentrato puro di foga giovanile adolescenziale diretta conseguenza del rock classico che ascoltavo agli albori della mia carriera da chitarrista e da cantante. Nel tempo le mie sfere d’interesse si sono spostate verso altri mondi passando per il blues, il jazz, la musica sperimentale, il progressive, la chitarra flamenco, il fado, il cantautorato classico e moderno. L’ep è la somma di tutte queste influenze.

A livello personale invece, ho vissuto molto bene questo percorso. Essendo una persona ambiziosa e perfezionista ho vissuto questi momenti in maniera positiva.

Non mi pongo mai un solo obiettivo, quasi come se avessi paura di rimanere senza curiosità che è alla base della scienza e dell’arte.

Sono felice del mio percorso fino ad oggi e so che devo fare ancora molte cose.

 

 

 

 

 Musicista, tecnico del suono, speaker radiofonico, dedichi molto tempo alla musica. Qual’è stata l’esperienza più significativa ed emozionante a contatto con la musica?

 

Il lato artistico, con le mie band ed i miei progetti dove scrivo, compongo, registro, sono la parte più emozionante proprio per il duro lavoro, è il lato della musica che prediligo.

Non dimenticherò mai alcuni grandi palchi per l’ansia da prestazione che hanno generato in me, come l’Auditorium Parco della Musica e diversi concerti da togliere il fiato per l’emozione.

Ricorderò poi, dei bellissimi concerti e i festeggiamenti per l’uscita di dischi e dell’ultimo ep.

 

Parliamo di Contemporaneamente. Lo descrivi come un mix di influenze musicali e testi richiusi nel cassetto. Che cos’è per te Contemporaneamente?

 

Contemporaneamente è un Ep troppo breve per il numero di canzoni che ho scritto, è una piccola scatola all’interno di un cassetto dove ci sono cinque brani che rappresentano molto bene cinque diversi aspetti della mia vita; la parte sentimentale legata all’amore, la parte ironica che scherza sui miei capelli, la parte di critica sociale e della malinconia di una situazione sia generazionale sia personale e la famiglia, fatta anche di amici e sostenitori.

 

 

 

 

 Quanto è stato impegnativo creare Contemporaneamente e qual’è stata la soddisfazione più grande?

 

Gli sforzi mentali, fisici, artistici ed economici in un percorso cantautorale sono ben diversi da quelli di una rock band, che si dividono in cinque o sei persone. Fare un disco da soli significa fare un sacco di sacrifici ma avere una soddisfazione ed un’emozione enorme a seguito.

Mi sono trovato sul palco a reggere un ora e mezzo di spettacolo da solo cantando le mie canzoni che sono una cosa molto intima e personale, come Contemporaneamente che ha un testo molto introspettivo, quasi in antitesi con la musica che l’accompagna. È stato un lavoro molto complicato che mi ha dato una grandissima soddisfazione.

 

Le tue sensazioni passando da band musicale a solista. Ti sei mai sentito effettivamente solo?

 

Non mi sono mai sentito solo, per fortuna intorno a me ho dei musicisti fantastici e una serie di amici che mi supportano da sempre, facendo sentire fin da subito il calore e i complimenti.

Mi sento un lupo solitario ma inseparabile dal branco. Senza la mia band e il mio gruppo non potrei nemmeno essere quel poco che sono.

 

Ed ecco il risultato!

 

 

 

VINILI (ROSA) A SUON DI DANZA 

 

Il primo caldo, le prime magliette e un paio di sandali accompagnano le prime festicciole (finalmente) all’aperto. Buona musica e sound ballerino, scopro così le Calabash Crew. Cinque inarrestabili ladies from Milano che suonano all’insegna del reggae. 

E mentre loro si raccontano ecco cosa ascoltare (o ballare)!

 

 

Come nasce l idea della vostra crew e com’è stato il riscontro con il vostro esordio nel 2013? Quali sono le influenze musicali di ognuna di voi? 

 

Calabash crew nasce dall'incontro tra Ila, Scilla e Leo. 
Ci conoscemmo tramite l’Associazione Brucaliffo, di cui facciamo parte, iniziammo a collezionare e ad appassionarci ai vinili e ad andare insieme alle dancehall ed ai vari live reggae. Da lì ad un anno la nostra collezione di dischi aumentò sempre più, anche grazie al negozio che si occupava per eccellenza del genere reggae in città, Jahmekya Music shop, che chiuse i battenti in quel periodo e da cui acquistammo un sacco di tune, ed a Milano iniziò a girare la voce che stava nascendo un nuovo sound tutto al femminile. Così alcuni amici dell’ambiente ci chiamarono per fare dei warm up (delle selezioni di apertura, ad inizio serata) e piano piano iniziammo a suonare in giro. Conoscemmo tempo dopo la nostra mc Valentina aka Voodoo Vee e la coinvolgemmo nel progetto, riuscendo finalmente ad avere una voce al microfono all'interno del sound. Ognuna di noi ha influenze musicali diverse, che toccano tutti le sfumature della black music e non solo; appassionate di ska, roots ,dancehall, dub, jungle e d'n'b', ci avviciniamo anche al background hip hop e soul grazie alla nostra mc, che parallelamente al nostro sound, produce e collabora costantemente alla realizzazione di album e progetti musicali solisti.
 

 

Avete iniziato in 3 e ora siete in 5, a livello musicale come è cambiato il gruppo? 

 

Dopo circa un anno, durante una serata organizzata da noi per festeggiare un anno dalla nostra prima data, abbiamo chiesto a Valentina di hostarla (presentarla), dato che nessuna di noi amava stare al microfono. Ci conoscevamo, ma ancora non avevamo suonato assieme. Lei accettò e da quella sera siamo diventate inseparabili. Ha arricchito molto la crew con la sua carica e con i suoi interventi al microfono durante i dj set. Dal suo arrivo, durante la selezione, spesso aggiungiamo un momento di showcase: si gira il 45” che ha sul lato B la version (strumentale) su cui spesso Valentina canta ed adatta brani inediti al ritmo proposto. Come crew siamo sempre state interessante a tutte le sfaccettature di questa cultura musicale nata in Jamaica. Così dopo nel tempo si è aggiunta alla crew la nostra dancer Anna aka Miss Nina, che abbiamo conosciuto tra dancehall e workshop di danza organizzati a Milano. Il suo arrivo ha valorizzato la crew e lo show con momenti di pura energia ed esplosività: Nina si esibisce con noi durante i dj set portando delle vere e proprie coreografie o ballando in freestyle. La danza è una parte importante della cultura jamaicana e per noi motivo di valorizzazione della femminilità. Quindi per rispondere alla tua domanda, chiaramente siamo cambiate a livello di gusto musicale, ma si tratta sempre di un arricchimento e di una contaminazione di gusti e stili volto a migliorare i set che proponiamo alle serate. 

 

Cosa vuol dire essere una crew completamente femminile in una scena di esponenti prettamente maschili? 

 

All'inizio non è stato facilissimo: è stata un po' una sfida perchè sentivamo la necessità di una rappresentanza femminile in città. In diverse occasioni abbiamo avuto l'impressione di dover dimostrare più di altre crew, prettamente maschili, di essere capaci e competenti a livello musicale e tecnico. Con il tempo queste differenze si sono affievolite, fino ad arrivare ora ad un livello per cui i sound presenti su Milano e provincia ci conoscono più che bene, e molte volte ci ritroviamo circondate da soli soundboy (dj, mc e nerd del genere) senza neanche accorgercene. Il rapporto con i nostri colleghi uomini ad oggi è ottimo, grazie al rispetto ed alla competenza nell'organizzare e portare avanti varie realtà a noi vicine come il Leoncavallo e il centro sociale Soy Mendel. Cerchiamo sempre di spronare altre donne appassionate del genere ad organizzarsi e ad impegnarsi nel cercare il proprio spazio all'interno di questo ambiente. Il nostro obiettivo in ogni caso non è solo quello di creare un movimento femminile più forte e consapevole all'interno dell'ambiente reggae-dancehall italiano, ma anche quello di portare un confronto sempre alla pari. Questo è anche uno dei motivi per cui abbiamo deciso di intraprendere un percorso a livello di sound clash culture. 



Cosa ha rappresentato il Mortal Kombat Soundclash per voi (dove siete arrivate seconde!)?

 

 Il Mortal Kombat Soundclash è stato uno step importante per noi, è stato un modo per metterci in gioco e per misurarci con giovani sound provenienti da altre città. È stata la prima competizione tra sound che abbiamo affrontato in assoluto e ci ha tenute in fibrillazione durante tutta la preparazione nei i mesi precedenti all'evento. In ogni caso siamo state molto gratificate dal risultato: siamo arrivate in finale all'ultimo round contro un sound di Roma (Black Soul) e abbiamo portato a casa una medaglia d'argento con grande soddisfazione. Possiamo anche vantare di essere il primo sound di sole donne in Italia a partecipare ad una competizione di questo tipo e di questo ne siamo molto fiere. Brave ed intraprendenti.

 

 

Contatti

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