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Simone Graziano Inaugura ArtusiJazz Festival

SIMONE GRAZIANO INAUGURA CON “FRONTAL” 

LA STAGIONE DI ARTUSIJAZZ


Diploma al conservatorio con il massimo dei voti, una laurea specialistica in composizione e arrangiamento jazz, la musica pensata tramite “immagini e impressioni, caos e silenzio”. Chiarezza di idee, scrittura elegante e raffinata. Sono questi gli elementi che fanno di Simone Graziano uno dei migliori musicisti jazz italiani, preannunciando una grande serata all’Auditorium dell’Istituto Musicale Masini di Forlì.

Improvvisazione e composizione, il tuo piano, Gabriele Evangelista al contrabbasso e Stefano Tamborrino alla batteria. Ma anche due sassofonisti d’eccezione: Dan Kinzelman e David Binney. Un piccolo pronostico per l’apertura della rassegna musicale di Artusijazz.

È un gruppo, questo, che esiste da sette anni; abbiamo realizzato due dischi, Frontal, uscito nel 2013 e Trentacinque, uscito alla fine del 2015. In mezzo ci sono stati numerosi tour, in Italia e all’estero; l’anno scorso abbiamo fatto una tournée in Cina di tre settimane.
Siamo un gruppo molto affiatato, anche dal punto di vista umano; siamo cresciuti insieme ed è un piacere poter aprire la stagione a Forlì. Suoneremo un repertorio misto tratto dai due dischi e dei brani inediti, preparati per il nuovo tour iniziato il 27 ottobre.

Come nasce il progetto “Frontal” e quanto ha influito sul risultato finale la collaborazione con artisti americani?

Nasce la collaborazione italo-americana perché sia Chris che David erano i miei sassofonisti preferiti al mondo. Li conoscevo tramite i loro dischi e youtube, erano per me dei riferimenti musicali forti. A Firenze abbiamo avuto l’occasione di chiamare due ospiti internazionali e così ho deciso di chiamare loro, Chris Speed e David Binney, senza avere coscienza del fatto che sarebbe venuto fuori un gruppo perdurato nel tempo.
La scelta iniziale si è basata comunque su artisti che prediligevo.

Suggestioni letterarie, immagini artistiche, studi classici e musica elettronica. Parlaci di questa apologia, Snailspace, uscita il 22 settembre.

Snailspace è un disco in trio con Francesco Ponticelli al contrabbasso e synth, Tommy Crane alla batteria; è un disco molto diverso da Frontal, iniziando dalla formazione: un trio al posto di un quintetto.
La scrittura è per certi versi più melodica e semplice, per altri c’è l’utilizzo dell’elettronica. C’è spesso un’interazione tra acustico ed elettronico che in Frontal non esiste. Il disco è stato registrato a fine marzo, abbiamo fatto un tour di otto concerti con il trio e alla fine abbiamo iniziato a documentare questo percorso che stavamo facendo.
Snailspace è un disco che mi rappresenta molto, sono nove momenti musicali ispirati alla lentezza di un racconto di Sepúlveda. C’è un significato che emerge: l’importanza di ascoltare i propri tempi. Ho fatto mia questa lezione da un punto di vista creativo, ascoltare la propria indole creativa piuttosto che le norme del marketing. È importante il fattore musica rispetto al fattore promozionale.

Da studente del conservatorio di Firenze “Luigi Cherubini” a docente della Fondazione Siena Jazz – senza dimenticare l’Associazione Italiana Musicisti di Jazz. Raccontaci il jazz italiano, ieri e oggi.

Il jazz italiano oggi è una fucina di talenti straordinari. Ho la fortuna di collaborare con musicisti che sono grandi artisti, grandi strumentisti e grandi compositori; personalmente ho avuto la fortuna di nascere e crescere in un ambiente molto ricco a livello artistico. Quella che è la fuga dei cervelli all’estero, io personalmente, non l’ho vissuta avendo accanto dei musicisti straordinari.
Nel jazz, quello che oggi c’è, è la dimensione della progettualità artistica. Non c’è più la dimensione della jam session, piuttosto cerchiamo di ricreare dei gruppi che vadano avanti nel tempo. Si fanno le prove, i concerti.. da un punto di vista di resa sonora è molto proficua ed è la differenza sostanziale che ci ha sempre tenuti indietro rispetto ad altri paesi come gli Stati Uniti, dove questa dimensione di progettualità esiste da sempre.
L’Italia in questo momento vive un periodo d’oro dal punto di vista artistico.
Dal punto di vista lavorativo, invece, si apre l’enorme parentesi del riconoscimento del musicista come lavoratore; il MIDJ – Associazione Italiana Musicisti di Jazz – si sta battendo duramente e stiamo cercando di portare avanti questo riconoscimento di musicista come lavoratore. Confido che ci riesca!



31 Ottobre 2017 ore 21.30
Auditorium Istituto Musicale Angelo Masini
Corso Garibaldi, 98, Forlì

info@artusijazzfestival.com