Header Ads

Leonardo Angelucci


Leonardo Angelucci ha la musica nel sangue e nel cuore. Si sente.

L’artista romano racconta Contemporaneamente, primo singolo estratto dall’omonimo Ep uscito ad aprile, dopo un lungo lavoro. Tra parole malinconiche, momenti turbolenti e ansiogeni della sua vita, non mancano autoironia e attimi di divertimento.

Quanto ha influito la verve musicale familiare sul tuo percorso artistico?

Tantissimo, ho iniziato a suonare la chitarra per imitare mio padre ed i miei parenti, ho uno zio tastierista e uno batterista. Le cene di Natale, i compleanni, le ricorrenze si trasformavano in una jam session in famiglia.
Ho sempre avuto dentro la voglia di fare musica, ho imbracciato la chitarra e i primi accordi me li hanno insegnati proprio i miei genitori; ho intrapreso poi un percorso di studi con diversi maestri.

Cosa è cambiato musicalmente e personalmente dai Black Butterfly a Leonardo Angelucci?

Molte cose, molti mondi. I Black Butterfly sono un concentrato puro di foga giovanile adolescenziale diretta conseguenza del rock classico che ascoltavo agli albori della mia carriera da chitarrista e da cantante. Nel tempo le mie sfere d’interesse si sono spostate verso altri mondi passando per il blues, il jazz, la musica sperimentale, il progressive, la chitarra flamenco, il fado, il cantautorato classico e moderno. L’ep è la somma di tutte queste influenze.
A livello personale invece, ho vissuto molto bene questo percorso. Essendo una persona ambiziosa e perfezionista ho vissuto questi momenti in maniera positiva.
Non mi pongo mai un solo obiettivo, quasi come se avessi paura di rimanere senza curiosità che è alla base della scienza e dell’arte.
Sono felice del mio percorso fino ad oggi e so che devo fare ancora molte cose.


Musicista, tecnico del suono, speaker radiofonico, dedichi molto tempo alla musica. Qual’è stata l’esperienza più significativa ed emozionante a contatto con la musica?

Il lato artistico, con le mie band ed i miei progetti dove scrivo, compongo, registro, sono la parte più emozionante proprio per il duro lavoro, è il lato della musica che prediligo.
Non dimenticherò mai alcuni grandi palchi per l’ansia da prestazione che hanno generato in me, come l’Auditorium Parco della Musica e diversi concerti da togliere il fiato per l’emozione.
Ricorderò poi, dei bellissimi concerti e i festeggiamenti per l’uscita di dischi e dell’ultimo ep.

Parliamo di Contemporaneamente. Lo descrivi come un mix di influenze musicali e testi richiusi nel cassetto. Che cos’è per te Contemporaneamente?

Contemporaneamente è un Ep troppo breve per il numero di canzoni che ho scritto, è una piccola scatola all’interno di un cassetto dove ci sono cinque brani che rappresentano molto bene cinque diversi aspetti della mia vita; la parte sentimentale legata all’amore, la parte ironica che scherza sui miei capelli, la parte di critica sociale e della malinconia di una situazione sia generazionale sia personale e la famiglia, fatta anche di amici e sostenitori.


Quanto è stato impegnativo creare Contemporaneamente e qual’è stata la soddisfazione più grande?

Gli sforzi mentali, fisici, artistici ed economici in un percorso cantautorale sono ben diversi da quelli di una rock band, che si dividono in cinque o sei persone. Fare un disco da soli significa fare un sacco di sacrifici ma avere una soddisfazione ed un’emozione enorme a seguito.
Mi sono trovato sul palco a reggere un ora e mezzo di spettacolo da solo cantando le mie canzoni che sono una cosa molto intima e personale, come Contemporaneamente che ha un testo molto introspettivo, quasi in antitesi con la musica che l’accompagna. È stato un lavoro molto complicato che mi ha dato una grandissima soddisfazione.

Le tue sensazioni passando da band musicale a solista. Ti sei mai sentito effettivamente solo?

Non mi sono mai sentito solo, per fortuna intorno a me ho dei musicisti fantastici e una serie di amici che mi supportano da sempre, facendo sentire fin da subito il calore e i complimenti.
Mi sento un lupo solitario ma inseparabile dal branco. Senza la mia band e il mio gruppo non potrei nemmeno essere quel poco che sono.


Ed ecco il risultato!