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I'm Here, La Versione di ERIKA


Cantautrice ammaliata dal pop elettronico, trasporta la sua voce su palchi italiani e non solo. Brasile, Inghilterra e Bulgaria, ecco chi è Erika.

Raccontaci il tuo primo singolo solista, I’m here.

I'm Here non è solo un brano, ma è la realizzazione del sogno di poter essere qualcuno ed esserlo in prima persona, con i rischi e pericoli che metterci il proprio nome comporta. Non è stato facile far uscire dal cassetto questo testo perché nonostante a primo ascolto si possa pensare che tratti di un'argomentazione leggera, al suo interno invece c'è tanta sofferenza, quella di sentirsi sbagliata nel posto giusto, o persino l'utopia e la presunzione di poter cambiare questo posto quando forse l'unica "in dovere" di cambiare ero io.

One More Glass e il primo album solista. Cosa è cambiato?

In realtà One More Glass è il nome della band più longeva di cui ho fatto parte e di un pezzo del mio cuore. L'ep si chiamava oh My Glass e sì, fu il nostro primo, il mio primo album. Paradossalmente è cambiato tutto. Nonostante non sia molto lontano nel tempo rispetto a questo singolo, se mai vi doveste trovare ad ascoltare anche una sola traccia di quel lavoro, non ritrovereste nulla di me. Non perché rinnego quello che ho fatto anzi, ma perché il processo creativo, l'esperienza, il modo di lavorare sono completamente cambiati. In quelle musiche e in quei testi c'è una bambina timorosa di raccontarsi. Un'adolescente alle prese coi primi amori e ancora legata a quelli.
Quelle catene si sono rotte, quella Erika non esiste più.
"Infinito", "Gli manco senza" (due dei cinque titoli) sono un'ancora del mio passato che non potrei cancellare nemmeno se lo volessi, ma nulla che mi rappresenti più.

La musica ti ha portato a vivere diversi luoghi.  Hanno contaminato il tuo modo di cantare e come?

Purtroppo poco. Ho imparato solo da grande a prendere tutto ciò che un'esperienza può dare, per cui avendo vissuto queste cose da piccola e avendo la testa parecchio dura, nonostante il Brasile o la stessa Bulgaria fossero piene di ispirazioni da regalarmi, ho preso veramente molto poco.
A mia discolpa ho da dire che mi sono riproposta di fare esattamente gli stessi viaggi, negli stessi posti, con questa testa di adesso, sempre dura ma forse un po' più aperta. Chissà cosa potrà venire fuori.

Amy Winehouse, Selah Sue, Dua Lipa. Chi è la tua musa ispiratrice?

Ogni volta che mi viene chiesto esce fuori sempre un nome diverso, forse perché come in tanti aspetti della mia vita, ho sempre molte difficoltà a decidermi. In realtà ciascuna di loro mi ha dato a suo modo qualcosa che ho fatto mia, per cui non saprei indicare un nome nello specifico, forse una qualità per ognuna sicuramente quella sì: Amy mi ha dato la sofferenza. Mi ha insegnato che un brano vuoto rimane sempre fine a se stesso. Selah Sue mi ha insegnato che la particolarità, il vezzo nel proprio timbro vocale è una qualità e mai un difetto. Dua Lipa ha reso chiaro quale fosse il genere musicale che volevo perseguire. E poi ci sono loro, le mie tre dee al vertice dell'Olimpo:
Rihanna, la padrona del proprio corpo che paradossalmente mi ha insegnato ad accettarmi, Lady Gaga, esempio lampante di come dietro l'estetica e il personaggio ci debba essere sempre e comunque un grosso talento, ma reso riconoscibile proprio grazie ai "fronzoli" , e la regina Beyonce, una macchina da guerra, mi ha insegnato ad essere instancabile e a non accontentarmi mai.